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Vendere l’azienda è il miglior test sul suo futuro

Vendere l'azienda è il miglior test sul suo futuro

Lunedì dieci agosto. È il momento delle emergenze estive. Produzione in difficoltà, fornitori in ritardo, firme amministrative, un cliente che chiede un incontro. Sono i giorni in cui chi guida un'azienda o un team fa lo stesso pensiero e lo confessa a pochi. Mollare tutto. Questo articolo lo prende sul serio. Un'organizzazione che cammina senza di te è possibile?
On the road- Andrius Banelis for Fine Acts
On the road - Andrius Banelis for Fine Acts
Vendere. Andarsene. Questa serie di articoli ci ragiona sul serio. Sei settimane, sei dipendenze da smontare, un solo patto: un'organizzazione che cammina anche senza di te.

Le tre telefonate del dieci agosto

Ultima settimana prima della chiusura. Terza telefonata della mattina. La prima era il responsabile di produzione per un fornitore in ritardo. La seconda, l'amministrazione per una firma. Questa è il commerciale: il cliente grosso vuole parlare con te, solo con te. Riappendi e il pensiero arriva puntuale come ogni anno.
Se l'azienda è tua, il pensiero suona così: e se la vendessi? Se guidi un team o una direzione dentro un'azienda di altri, suona diverso ma dice la stessa cosa: e se me ne andassi? Due formati della stessa fantasia. Il desiderio che tutto questo, per due settimane, vada avanti da solo.
Il pensiero dura poco e a settembre sarà dimenticato. Ma dice qualcosa di preciso, e conviene ascoltarlo finché è fresco. La fantasia di vendere l'azienda, o di mollare tutto, raramente parla di soldi. Parla di libertà. Questa serie parte da lì, e fa una proposta scomoda: prendi la fantasia alla lettera.

Vendere l'azienda: fallo davvero

Prepara l'azienda alla vendita. Sul serio, come se un acquirente arrivasse a settembre con l'assegno in mano. Il paradosso è che il lavoro necessario per venderla bene coincide, pezzo per pezzo, con il lavoro necessario per tenerla e riuscire finalmente a staccare. Un acquirente paga di più un'azienda che funziona senza il fondatore. Tu vuoi un'azienda che funziona senza di te almeno ad agosto. State chiedendo la stessa cosa, per ragioni diverse.
Il test vale identico anche se l'azienda ha un altro proprietario. Un direttore generale, un responsabile di funzione, un capo team: la promozione, il cambio di ruolo e perfino le ferie passano dalla stessa condizione, un team che funziona senza di te. Chi si rende insostituibile si sta anche rendendo intrappolato, e il mercato interno delle carriere lo prezza come quello delle acquisizioni.
Il patto quindi è onesto fino in fondo. Nessun trucco retorico per convincerti a restare. Se alla fine del percorso vorrai vendere, l'azienda varrà di più. Se vorrai restare, avrai comprato la cosa che oggi manca: una testa libera dal presente. E una testa libera dal presente è l'unica che può progettare il futuro dell'azienda. Finché ogni urgenza passa da te, il futuro resta il solo dossier che nessuno presidia.

Quanto costa essere indispensabili

Il mercato questo prezzo lo conosce bene. Secondo il National State of Owner Readiness dell'Exit Planning Institute, indagine condotta sul mercato americano, tra il 70 e l'80 percento delle aziende messe in vendita non trova mai un acquirente. Il dato fotografa gli Stati Uniti, ma la causa ricorrente attraversa i confini e ha un nome tecnico, owner dependence (o manager dependence): l'azienda dipende dal proprietario al punto che, tolto lui, il valore evapora. Gli advisor americani che valutano queste operazioni documentano sconti tra il 10 e il 25 percento, che nei casi severi arrivano a dimezzare il multiplo.
Sul mercato italiano il fenomeno ha un formato più familiare. Solo il 30 percento delle aziende familiari supera la seconda generazione, e appena il 13 percento arriva alla terza. Vendita e passaggio generazionale sono due versioni dello stesso esame: l'organizzazione deve dimostrare di saper vivere senza la persona che l'ha costruita. La maggior parte non ci riesce. E il primo punto in cui si vede è il più banale di tutti: il tuo telefono.

Gestire un'azienda non si impara a scuola, né a cena

Le tre telefonate della mattina hanno una struttura comune. Nessuna riguardava una decisione che potevi prendere solo tu. Il fornitore in ritardo ha una procedura possibile, la firma può essere delegata, il cliente grosso può avere un secondo riferimento. Eppure tutte e tre le strade portavano al tuo numero. Nella tua azienda, o nel tuo team, esiste un percorso di emergenza non scritto, e ogni sua uscita sei tu.
Attenzione al meccanismo, perché la lettura comoda inganna. La gente ti chiama perché chiamarti funziona. Rispondi sempre, decidi in fretta, ti prendi la responsabilità. Ogni urgenza che risolvi conferma il percorso e lo scava più a fondo. Dopo anni, quel percorso ha la solidità di un'infrastruttura: nessuno l'ha progettata, tutti la usano. Il telefono che squilla sotto l'ombrellone è il collaudo annuale della sua efficienza.
Su questo blog abbiamo già osservato il fenomeno da altre angolazioni: le riunioni che producono aggiornamenti invece di decisioni e le competenze critiche concentrate in poche teste. La dipendenza dal tuo tempo è la versione quotidiana dello stesso disegno: un sistema che funziona finché ci sei, e che nessuno ha mai messo alla prova in tua assenza.

L'esercizio sotto l'ombrellone

Le due settimane di ferie sono il laboratorio perfetto, perché le interruzioni arrivano da sole. L'esercizio richiede un taccuino e nessuna buona volontà. Per ogni chiamata o messaggio di lavoro, annota tre cose: chi ti ha cercato, per quale questione, e perché proprio te.
A fine vacanza, dividi le voci in tre colonne. Prima colonna: decisioni che potevi prendere solo tu, per legge, per contratto o per informazioni che possiedi solo tu. Seconda colonna: decisioni che un'altra persona poteva prendere se avesse avuto una regola chiara. Terza colonna: decisioni che l'altra persona aveva già preso, e ti cercava per avere copertura.
Nella nostra esperienza con i leadership team, la prima colonna resta quasi vuota. La seconda si riempie. La terza è quella che fa male, perché rivela persone capaci di decidere che hanno imparato a non farlo. A settembre, l'azione è una sola: per ogni voce della seconda colonna, scrivi la regola e consegnala. Ogni regola scritta è un'uscita di emergenza che smette di portare al tuo numero.

Sei passi per un'organizzazione che cammina da sola

Nei prossimi cinque articli smonteremo le altre dipendenze, una alla volta: Le decisioni, quando ogni scelta passa dalla tua testa. I processi non scritti, quando quella che chiami flessibilità un acquirente la chiama caos. Le relazioni, quando i clienti e i fornitori chiave parlano solo con te. L'innovazione, quando le idee nuove nascono solo dove ci sei tu. Il talento, quando le persone migliori restano per te e non per l'azienda.
Il punto d'arrivo resta quello del patto: trasformare un'organizzazione che si appoggia a te in una che puoi vendere, tramandare, affidare a un successore o semplicemente lasciare sola due settimane all'anno, mentre tu ti occupi dell'unica cosa che nessun altro può fare al posto tuo: progettare il suo futuro.
In TIPIC ti suggeriremmo di portare questa domanda al tuo prossimo CdA: quanto del valore di questa azienda, ogni sera, esce dalla porta insieme a me?
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